Nuccelli Sara poesie
Nuccelli Sara poesie
in memoria
ESPRIMERE
Esprimere come?
Cosa?
Urla di fuochi
In praterie sconfinate?
Ma la terra è terra.
Limiti e confini.
Mari, monti,
uomini.
Uomini delimitati
Da carne.
Esprimere come?
Cosa?
Repentini ed assoluti pensieri?
Briciole di anima,
in una piazza,
in un parco
divorate
da colombe
di guerra.
~~~~~
QUINDICI AGOSTO
Squallide pareti
in squallide case
di squallide vie
di squallide città.
Visi sbiancati
in un bianco totale.
Pallore calmo,
lucidamente freddo.
Finestre chiuse, barricate dietro
la normalità.
Occhi sbarrati.
Non vedono.
Odore di vita pesante
pianti sommessi,
nascosti.
Tutto è immobile,
tutto tace.
Le nuvole si squarciano
per aprirsi ad uno spiraglio di luce.
Squallide pareti
in squallide pareti
in squallide vie
di squallide città.
~~~~~
PERCHE’ UCCIDETE?
Perché uccidete?
Non è il dolore della morte,
è il dolore delle vostre pallottole
fatte di parole.
Dei vostri occhi indagatori,
irrimediabilmente scrutatori.
Delle vostre razionalità.
Perché?
Perché vi vestite da uomini?
Siete anime. Siete l’assoluto.
Perché volete che il corpo vi imprigioni
e limiti ancora?
Non guardate l’uomo da uomini.
Non parlate con parole umane.
Non vestitevi a festa se state camminando
dietro il vostro corpo inerme, freddo, morto.
Perché?
Vedrete il mondo pieno di macerie
e i vostri stessi corpi.
Vedrete chi vive e non sarete voi.
~~~~~
FILI SPEZZATI
Ti ho sempre inseguito mio sogno d’Amore
fino a precederti senza mai poterti fermare.
Ho aspettato vivendo per immagine la tua complicità.
Ti ho scovato in quell’esile corpo
mosso da fili nervosi
di un burattinaio assente.
In un’anima di legno vivo
fissavi i tuoi spazi con sorprendente precisione
e velocità.
Ti guardavo vincere il vuoto del piccolo palcoscenico
con la tua innocenza.
E d’un tratto cadere inanimato.
E già fuggivi restando.
Dissolto assorbito dalla tua immobilità,
dal tuo dolore sgorgava un atemporale silenzio.
E si riempiva il mio cuore di cera dei tuoi
lamenti senza voce.
Si straziava e scioglieva al fuoco del tuo soffrire.
Moriva l’impura.
E dalla sua morte alzavi lo sguardo,
ti rianimavi
con lentezza.
Un forte applauso.
Tutti applaudivano incuranti dello strato
che, ancora indefinito, si andava formando sul mio corpo.
Tutti ti applaudivano mia marionetta
negandoti la Possibilità.
Ti ritrovai nella scatola del burattinaio
con un nuovo cuore di cera,
aspettando la mia nuova morte per il tuo dolore.
E per rincorrerti e ritrovarti.
Ancora, in quella scatola di eterna impotenza
ormai felice.
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