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Le Marche da bere

I VITIGNI

BIANCHELLO DEL METAURO - Vino della provincia di Pesaro-Urbino porta con se la leggenda a cui si fa risalire addirittura la responsabilità della sconfitta di Asdrubale nella famosa Battaglia del Metauro dove nel 207 a.c. l'esercito cartaginese guidato da Asdrubale venne sorpreso e battuto dalle legioni romane di Gaio Claudio Nerone. Il condottiero cartaginese perse la testa due volte: la prima quando non riuscì ad organizzare le schiere in modo da resistere all'assalto romano, la seconda quando venne decapitato e il suo cranio catapultato, a titolo di truce ammonimento, nell'accampamento del fratello Annibale. Nella vallata del Metauro da epoche remote si è imposto e diffuso un vitigno denominato Bianchello o biancame. L'ubicazione dei terreni è in maggior parte in media collina, discendente verso il fiume e la coltura della vite si estende nei terreni della zona più idonei alla migliore produzione. Il Bianchello è un vitigno molto vigoroso e abbastanza produttivo, il cui grappolo è spargolo e piuttosto grande con acini medi verdi e giallo-dorati e giunge a maturazione alla metà dei settembre.

SANGIOVESE - Il professor Molon, in uno dei suoi scritti ampelografici, afferma che il Sangiovese, per le sue pregevoli caratteristiche, si è diffuso anche in altre regioni, particolarmente nelle Marche, trovando condizioni propizie di adattamento. Dubbi sorgono quando si va alla ricerca della più remota origine dell'introduzione che può essere avvenuta o per le malagevoli Bocca Trabaria e Bocca Serriola o attraverso la più facile via costiera della Romagna. La zona di maggior produzione del vitigno è quello delle colline intorno al fiume Foglia fino ad arrivare sopra Urbino da una parte e scendere verso Fossombrone richiudendo l'anello con Monbaroccio, Montelabbate fino ad arrivare alle colline di Pesaro. Il suo grappolo è di grandezza medio-grossa, compatto, cilindrico o piramidale con una o due ali.

VERNACCIA ROSSA DI PERGOLA - Portata in zona dagli Eugubini ma di provenienza Elbana, la Vernaccia Rossa (mutazione gemmaria dell'aleatico) da secoli viene coltivata a Pergola, anche se le produzioni si sono man mano diradate nel corso degli anni. Il recupero di questa varietà si deve molto alla caparbietà dell'avvocato Fulvi di Pergola, che per primo nella zona di Sant'Onofrio mise a dimora dei vigneti di Vernaccia Rossa di Pergola.

PINOT NERO DI PESARO - Il Pinot Nero venne importato nel pesarese con la dominazione napoleonica, nei primi dell'ottocento. L'amministrazione francese ne introdusse la coltivazione in un buon numero di terreni espropriati alla Chiesa ed accorpati sotto una vera e propria azienda di stato. Verso la fine del secolo, con l'acquisto da parte di Luigi Mancini di un terreno appartenuto ai Cavalieri dell'Ordine di Malta, il nobile vitigno d'oltralpe arriva in Fattoria Mancini. Da allora per cinque generazioni ne è stata scrupolosamente custodita la varietà originaria. E' sulle colline silicio calcaree di Roncaglia e di Focara, all'interno del Parco Naturale del Monte San Bartolo, che si sono trovate le condizioni ideali per la coltivazione di questa delicata varietà di uva.

ALBANELLA - Il vitigno, diffuso su gran parte del territorio pesarese, si trova menzionato col suo nome anche in un documento dei primi dell'ottocento riguardante le varietà allora presenti sul terirorio. Il documento è oggi custodito alla Biblioteca Oliveriana di Pesaro. Si tratta di un vitigno dotato di grande vigore. Quando ben condotto in vigna, può offrire un vino di buona struttura dalle caratteristiche estremamente personali, dal profumo e dai sapori di grande freschezza e sensibilmente agrumati.

VISNER - Il vino aromatizzato è ottenuto essenzialmente da uve Montepulciano e Sangiovese che vengono fatte rifermentare con le visciole selvatiche e lo zucchero. Viene prodotto a fine giugno ed inizio luglio, nel periodo della maturazione delle visciole che provengono in gran parte dai viscioleti del signor Tonelli che possiede oltre 400 piante e in parte dalla zona di Cantiano, Cagli.

VIN SANTO DI SANT'ANGELO E COLLI DEL MONTEFELTRO - Le migliori uve di Turbiano vengono fatte appassire nei solai delle case e molto spesso proprio negli ambianti di cucina con il camino sempre acceso, dove i fumi vanno ad investire i grappoli. Da qui la non voluta ma riconosciuta particolarità dell'affumicatura e della tostaura di questo vino, che lo differenzia da tutti gli altri e gli regala quei sentori speziati e caldi che lo caratterizzano. Il Vin Santo deve essere lasciato maturare per ben tre anni e le sensazioni che può regalare sono innumerevoli, un colore ambrato intenso e luminoso, magnifico il bouquet che regala un'esplosione di frutta matura e in alcuni casi appassita con profondi ricordi di miele, albicocca secca, caffè e caramello. Il Vin Santo di Sant'Angelo può essere un vino da meditazione ed ha il pregio di poter essere degustato in occasioni diverse, dalla pasticceria secca allo splendido formaggio di fossa.

VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI - Il vino Verdicchio, grazie alla sua particolare struttura e inconfondibile tipicità, determinata dal gradevolissimo sapore amarognolo, è considerato tra i più idonei per gli abbinamenti. Possiede infatti un estratto secco (è privo di acqua, alcool e altri componenti volatili) molto elevato per un vino bianco, paragonabile se non superiore a quello di un vino rosso. Questa notevole struttura e il retrogusto, più o meno intenso e piacevolmente amaro, permettono al Verdicchio di abbinarsi bene con un gran numero di preparazione sia della cucina tradizionale che moderna. A ogni Castello della Vallesina e dell'area di Matelica corrisponde inoltre un certo tipo di Verdicchio, con sfumature nei profumi e negli aromi.

ESINO - Nel settembre 1995 è stata approvata la denominazione di origine controllata Esino, che comprende l'intero territorio della provincia di Ancona più quello di Macerata. Troviamo l'Esino bianco e rosso. Quello bianco anche nella tipologia frizzante, si ottiene per metà con uve Verdicchio e per metà con altre uve bianche. L'Esino rosso, anche nella tipologia Novello, si ottiene utilizzando il 60% di uve Montepulciano e Sangiovese e il 40% di altre uve rosse.

LACRIMA DI MORRO D'ALBA - Unico dell'affascinante centro di Morro d'Alba in provincia di Ancona e di pochi comuni limitrofi dove trova l'habitat ideale il vitigno autoctono della Lacrima. Questo vino rischiava di sparire a causa di una dissennata politica degli espianti, l'hanno salvato dei lumgimiranti intenditori ottenendogli la DOC ed oggi la sua limitata produzione è ricercatissima. Secondo la leggenda, nel XII secolo, Federico Barbarossa volle soggiornare a Morro mentre tendeva l'assedio ad Ancona, proprio per la presenza del prelibato prodotto. Il suo sapore è asciutto e sapido, morbido e con elementi vinosi e fruttati. Conquista poi il colore rosso rubino ed il suo profumo intenso, fruttato e floreale.

ROSSO CONERO - Di origini antichissime, questo vino nasce dalle vigne site alle pendici del Monte Conero: Si trovano riferimenti inerenti questo vino già nella "Naturalis Historia" di Plinio il Vecchio e nelle cronache di quei monasteri bebedettini dove veniva prodotto questo superbo rosso. Prodotto principalmente nei comuni di Ancona, Camerano, Numana, Offagna è stato eletto dagli esperti Miglio Vino Rosso del Mondo per il 1998. Si presenta pieno di fascino in virtù del suo colore rosso rubino, intenso, limpido e brillante con sfumature violacee.

VERNACCIA DI SERRAPETRONA - Vino raro quanto apprezzato, i più noti gastronomi hanno celebrato più volte negli anni le virtù di questo vino spumante che nasce dai vitigni autoctoni che decorano il paesaggio della ristretta zona tra Serrapetrona, San Severino Marche e Belforte del Chienti nell'entroterra della provincia di Macerata. Vino spumante da consumarsi giovane, è ideale per fine pasto. Il suo colore va dal granato al rubino con un perlage sottile e persistente; il profumo aromatico e vinoso di frutta rosa matura, confettura e spezie; il gusto secco, sapido piacevolmente amarognolo.

ROSSO PICENO - Con un'area produttiva che da Senigallia si spinge lungo la fascia collinare e costiera sino alla provincia di Macerata e di lì a quella di Ascoli Piceno è il vino più diffuso della regione. Il "Nettare di Bacco" prodotto nella zona collianre tra il capoluogo ascolano e San Benedetto del Tronto si fregia della denominazione di Rosso Piceno Superiore. I somelier consigliano di provarlo giovane o moderatamente invecchiato. Dall'aspetto rosso rubino con sfumature violacee e dal profumo gradevole e vinoso che tende al frutto-floreale, il Rosso Piceno è sapido, armonico, asciutto.

FALERIO - Vino delle terre del piceno sin dai tempi remotissimi, il Falerio vanta l'equilibrio quale primo motivo di eccellenza. Prodotto nella provincia di Ascoli se ne trova menzione nella legge Giulia del 92 a.c., mentre proprio tra le antiche Asculum e Firmum sorgeva Falerius Picenus: fiorente città già nota per le ottime uve che si producevano nelle sue campagne.Nettare da bersi giovane, è di colore paglierino tenue, il suo profumo è delicato.

MISTRA' - Da Misithra (città bizantina) o da mischia (poichè viene mescolato con acqua) è diffuso nell'ascolano e nel maceratese. E' preferito puro per gli aromi o come correzione al caffè.

ANISETTA - Più dolce del Mistrà è classica di Ascoli Piceno e veniva servita al Caffè Meletti nella famosa Piazza del Popolo. Si può bere al mattino ed è ottima nel dessert; allungata in acqua è dissetante e agevola la digestione. Alcuni la bevono con la mosca: 3 o 4 chicchi di caffè annegati nel liquore.

VIN COTTO - Dalla tradizione contadina diffusa nel sud della regione, nasce dalla bollitura del succo d'uva che dà un prodotto più stabile, più dolce, più forte. Sempre presente nelle cantine contadine veniva spillato solo nelle grandi occasioni, era tipico dei pasti di imperatori, papi e re.