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Scuola di fotografia
La realtà, che si sviluppa su tre dimensioni (altezza, larghezza e profondità), con un procedimento che ha ancora qualcosa di magico viene impressionato su un foglio di carta che possiede solamente due dimensioni: altezza e larghezza. La profondità non esiste più. Sfruttando le caratteristiche della macchina fotografica puoi ottenere l'illusione della tridimensionalità. L'occhio non ha limitazioni nell'osservare lo spazio circostante. Di fronte a un paesaggio che non conosce, si sposta da sinistra a destra, corre in alto, torna sul particolare per osserarlo meglio. La macchina fotografica può inquadrare solo una porzione di realtà con un taglio orizzontale o verticale. L'abilità del fotografo è saper cogliere il momento e importante scegliere l'inquadratura e valutarne gli elementi che la compongono selezionando il soggetto e scartando gli oggetti meno significativi. Per isolare il soggetto puoi ridurre la profondità di campo: aprire molto il diaframma, avvicinarti al soggetto, utilizzare un obiettivo con lunga focale. Ricorda che se usi diaframmi molto aperti è importante effettuare una perfetta messa a fuoco. Fotografare significa anche scegliere l'angolo di ripresa guardando il soggetto attraverso il mirino da varie angolazioni e posizioni. Impara a valutare l'equilibrio delle forme, il contrasto dei colori. Decidi se lo sfondo è un elemento determinante nella composizione dell'immagine oppure se crea disturbo. Le prime volte segna per ogni fotogramma l'obiettivo usato, il tempo, il diaframma.. Ti serviranno a capire se hai ottenuto il risultato che volevi e come correggere gli errori fatti. Prima di scattare vanno attentamente valutati:
La fotografia si basa su di un principio noto fin dai tempi antichi: la luce, penetrando in una camera oscurata attraverso un piccolo foro, produce sulla parete che incontra un'immagine riflessa. Applicando questo principio è possibile costruire un rudimentale apparecchio a foro stenopeico. E' suffiicente dotarsi di una scatola nera al suo interno e a tenuta di luce, praticando un minuscolo forellino nella parte anteriore. La luce, entrando da questa piccola apertura forma un'immagine, non molto nitida, sulla parete interna opposta a quella dove si trova il foro. La messa a fuoco si migliora sostituendo il foro stenopeico con una lente convergente posta a una determinata distanza rispetto al piano immagine (distanza focale). Le macchine fotografiche che abitualmente adoperiamo rappresentano l'evoluzione di questo rudimentale apparecchio: al posto del forellino hanno un obiettivo; sono dotate inoltre di un diaframma per regolare la quantità di luce che raggiungerà la pellicola e di un otturatore che stabilisce il tempo di esposizione.
Esistono in commercio vari tipi di macchine fotografiche. La classica reflex che è una macchina a sistema, cioè monta accessori e obiettivi di diverse lunghezze focali intercambiabili. Permettono di vedere l'immagine ripresa attraverso l'obiettivo sino a un attimo prima dello scatto della fotografia. La messa a fuoco si effettua controllando l'immagine attraverso il mirino e ruotando l'apposita ghiera sull'obiettivo. Montano rullini da 35 mm caricati nel dorso e fatti avanzare con l'apposita levetta di carica. Dopo ogni scatto la pellicola va posizionata sul fotogramma successivo. La sensibilità della pellicola viene impostata manualmente. Esistono le macchine fotografiche automatiche dove l'esposizione può avvenire con regolazione automatica di tempi e diaframmi oppure a priorità di tempi o diaframmi. Programmi sofisticati misurano l'esposizione in più zone e calcolano la media dei valori. Montano rullini da 35mm e la lettura della sensibilità della pellicola avviene attraverso dei sensori. Dopo ogni scatto la pellicola avanza automaticamente e si posiziona sul fotogramma successivo. Una macchina reflex automatica deve però offrire la possibilità di agire manualmente sui tempi di otturazione e la messa a fuoco anche manuale per la ripresa di soggetti a basso contrasto o insufficiente illuminazione. Le macchine fotografiche compatte sono in genere più leggere e meno ingombranti. L'immagine che vedi nel mirino non corrisponde esattamente a quella ripresa dall'obiettivo e il difetto si accentua nelle riprese ravvicinate. Le fotocamere digitali registrano l'immagine su un supporto digitale anzichè su pellicola. La qualità dell'immagine è determinata del numero di pixel (unità in cui viene divisa un'immagine) catturata dal sensore ccd. Le immagini possono essere visionate ed elaborate immediatamente con un computer attraverso appositi programmi e poi stampate su carta. L'obiettivo è formato da una o più lenti destinate a trasmettere l'immagine reale di un oggetto sul piano focale. Ogni lente ha nel sistema ottico una propria posizione, una propria forma e dimensione. La gamma degli obiettivi fotografici consente di coprire angoli di campo che variano di norma da 5° a 180°. Gli obiettivi si distinguono in base all'angolo di campo:
La lunghezza focale è rappresentata dalla distanza tra il centro della lente e il suo fuoco principale, dove convergono tutti i raggi di luce paralleli provenienti da una distanza infinita. Obiettivi di grande lunghezza focale avvicinano l'oggetto, poichè hanno un angolo di campo più stretto rispetto a quelli di focale inferiore. La luminosità è la quantità di luce che può entrare attraverso la lente frontale dell'obiettivo (massima apertura disponibile del diaframma). La maggiore luminosità di un obiettivo consente di realizzare buone immagini malgrado vi sia poca luce. Gli obiettivi molto luminosi spesso sono anche molto costosi. Basta acquistare una pellicola più sensibile per recuperare luminosità. Sulla pellicola si forma l'immagine degli oggetti che si trovano davanti all'obiettivo. L'immagine risulta nitida solamente quando la distanza tra l'obiettivo e la pellicola è corretta. Utilizzando gli obiettivi tradizionali, la messa a fuoco avviene ruotando l'apposita ghiera: essa provoca il movimento delle lenti fino al raggiungimento della nitidezza ottimale. La messa a fuoco non è più necessaria quando il soggetto è posto olre una determinata distanza: in questo caso imposta la ghiera sull'infinito. Sono tre i fattori che possono influenzare la profondità di campo:
La profondità di campo aumenta con la chiusura del diaframma. A parità di diaframma un obiettivo a focale lunga restringe la profondità di campo rispetto alle ottiche normali. Essa viene invece estesa dagli obiettivi grandangolari, che mettono a fuoco più elementi su piani diversi. Normalmente aumenta quando il soggetto si allontana. Nelle riprese ravvicinate o macro è difficile avere tutto il soggetto a fuoco. Se anche diaframmando al massimo e usando un obiettivo con minor lunghezza focale la profondità di campo risulta ancora insufficiente, cerca l'angolo di ripresa in modo che le distanze fra le varie parti del soggetto siano simili. Il diaframma è composto da lamelle metalliche, interposte all'interno dell'obiettivo. Formano un foro regolare che determina il diametro del fascio luminoso e quindi l'intensità dell'illuminazione che colpisce il piano focale. A somiglianza della pupilla il diaframma dosa la luce che attraversa l'obiettivo: si chiude quando c'è molta luce e si apre quando è scarsa. Inoltre determina l'estensione della profondità di campo, cioè la nitidezza del soggetto sia davanti che dietro al piano di messa a fuoco.
Per iperfocale s'intende la maggior profondità di campo ottenibile con un determinato diaframma, posizionando il simbolo dell'infinito della ghiera di messa a fuoco sul numero corrispondente al diaframma usato.
La base della fotofrafia è la luce che viene scomposta nelle tre luci primarie: rossa, verde e blu. I tre colori colori complementari sono magenta, giallo e ciano. L'oggetto assorbe una parte dei colori dello spettro e ne riflette altri che vengono percepiti dal nostro occhio. Osservare la luce è molto importante per realizzare belle fotografie. La luce modella l'oggetto, crea tridimensionalità. La luce frontale esalta i particolari e i colori ma appiattisce l'immagine. La luce radente crea rilievo anche a soggetti monocromatici creando profondità con le ombre. L'illuminazione controluce con una esposizione sullo sfondo trasforma il soggetto in una silhouette. La luce crea atmosfera, richiama l'attenzione su un particolare dell'immagine, modifica le forme, risalta la consistenza della superficie. La luce diurna La temperatura del colore della luce diurna varia a seconda del momento della giornata e delle condizioni atmosferiche. Generalmente è rosa la mattino, gialla nel primo pomeriggio, arancio al tramonto e azzurra alla sera. La luce solare presente in una giornata di cielo sereno è molto dura, Le ombre assumono contorni netti, sono molto aspre e possono prevalere rispetto al soggetto. Con la luce morbida, come la luce del sole filtrata attraverso una nuvola o riflessa da una superficie chiara, si ottiene un'immagine con ombre leggere dai contorni morbidi particolarmente adatta nel ritratto per attenuare le imperfezioni del viso. La luce dura si ha quando il fascio luminoso ha dimensioni relativamente piccole. Le aree non colpite dalla luce formano ombre molto nette. E' adatta per creare texture (trama e struttura di una superficie, ad esempio una corteccia, un lichene ecc.) oppure per risaltare forme molto semplici. La luce radente, molto angolata e laterale rispetto al piano del soggetto, conferisce all'immagine nitidezza e rilievo. Per contrastare maggiormente le ombre dalle zone illuminate si consiglia di sottoesporre di mezzo diaframma. I momenti migliori per disporre di luce radente sono l'alba e il tramonto, quando i raggi solari sono quasi orizzontali rispetto alla superficie del terreno. Nelle riprese in controluce la sorgente luminosa si trova dietro il soggetto in direzione dell'obiettivo. Può essere diretta o laterale. Per riprendere un ritratto in controluce avvicinati molto al soggetto, esegui una misurazione a tutto campo e allontanati mantenendo le impostazioni di tempo e diaframma. Meglio utilizzare pellicole sensibili che sopportano gli sbalzi d'illuminazione. La luce mista Utilizzando la luce mista (day-light e tungsteno) si realizzano degli effetti molto particolari. Si deve valutare quale pellicola utilizzare in base al risultato che si intende ottenere. La luce flash Quando la luce naturale è troppo debole per effettuare una corretta esposizione si ricorre all'uso del flash. Il flash emette lampi di luce estremamente brevi che bloccano il movimento sia dell'oggetto che della fotocamera. I flash possono essere sia manuali che automatici. La luce prodotta dal flash si avvicina alla temperatura colore del sole. Il flash è un accessorio importante quando ci si trova in condizioni di scarsa illuminazione. La foto di moda si realizza puntando un faro ad incandescenza in direzione della modella e utilizzando una pellicola per luce artificiale. Per variare la direzione della luce il flash può essere montato sulla fotocamere per una luce diretta che colpisce il soggetto rendendolo però duro e innaturale con le ombre molto scure e la ripresa priva di profondità. Il difetto si corregge evitando di puntare il flash direttamente sul viso del soggetto o mascherandolo con un diffusore o con un fazzoletto. La luce indiretta si ha puntando il lampo del flash sul soffitto e la luce così riflessa risulterà più morbida e avvolgente. Il flash può schiarire le ombre in condizioni di illuminazione molto contrastata, per esempio, con luce solare diretta oppure con un soggetto posto in controluce. I notturni Le immagini realizzate di notte hanno un grande fascino: il gioco di luci trasforma situazioni che di giorno apparirebbero banali. Nelle riprese notturne il contrasto è notevolmente influenzato da zone molto luminose e altre buie. Per realizzare immagini notturne è necessario impostare un tempo di posa piuttosto lungo. Monta la fotocamera su di un cavalletto, imposta il tempo B e inserisci il cavetto dello scatto sensibile per evitare vibrazioni provocate dal dito al momento dello scatto (può essere utile anche l'autoscatto se la fotocamera ne dispone).Determinare l'esatto tempo di esposizione è difficile. Effettua più scatti con valori sia inferiori che superiori. Le immagini dei fuochi d'artificio sono molto suggestive. L'otturatore può rimanere aperto a lungo e quindi impressionare su un unico fotogramma i fuochi sparati in tempi diversi. La luce irradiata da una candela è molto dura e contrastata. La sua bassa intensità rende problematica l'esposizione senza incorrere nel difetto di reciprocità (quando i tempi di esposizione sono molto lunghi o molto brevi le pellicole si comportano come se avessero una sensibilità inferiore e aumentano il contrasto o lo sbiadimento del colore).
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